brunite e antiche le pietre a contrastare l'azzurro
il cielo e gemme nuove
smeraldi sugli alberi
un sole nuovo fiammante
con gli occhi chiusi e le spalle aperte
spiegandomi al sole
lei passò accanto
la testa china come avesse perduto qualcosa d'importante..
"cosa hai smarrito?" chiesi piano.
"tutta una vita, la memoria." rispose chiara.
"ti resti tu."
"perchè sei triste, allora?" chiese scansando dagli occhi un ciuffo di capelli rossi (e se si può ancora di più, al sole delle sette).
"abbiamo entrambi capelli ribelli. avrebbero bisogno di un po' d'amore." (*) dissi,
ed insieme tornammo indietro.
lei raccolse la gonna spaziosa e ormai persa ogni cosa presto mi seguì.
testimoni aria e sole.
antiche le pietre a ricordare.
(*) ..avete presente come diventano morbidi dopo aver fatto sesso?
grazie a manu per l'idea ed alcune parole..
on air/thao nguyen::chivalry
12 maggio 2005
10 maggio 2005
la vita è troppo breve (questo non giustifica i fast-food)
il rosso dal basso del ventre
danza
ondeggia caldo
e orripila peli
incurante di pizzi e cotoni anallegici
spirali arancioni, gialle e verdi
impossibili da catturare
ed allora è blu(es).
oltre purple haze
c'è il bianco che contiene tutti i colori.
on air/ted leo::biomusicology
danza
ondeggia caldo
e orripila peli
incurante di pizzi e cotoni anallegici
spirali arancioni, gialle e verdi
impossibili da catturare
ed allora è blu(es).
oltre purple haze
c'è il bianco che contiene tutti i colori.
on air/ted leo::biomusicology
6 maggio 2005
ora di pranzo
Un colpo secco e la testa volò via. "Neanche un filo di sangue, più accurata del canaro.." rabbrividì Cleo. La signora Ines prese le forbici trinciapollo e, appunto, cominciò una toracotomia poco delicata sul pennuto ormai decapitato e spiumato.
"magari ci scappa un polmone anche per me.." e la gatta si strusciò ruffiana tra le gambe del tavolo e quelle di Ines, provocandole un brivido ascendente.
"..ghh!..cough!" tossì wanda
"..gasp!.." gli fece compagnia gerardo.
"un pezzetto solo, però..capito?" fece Ines ad alta voce, come se la scarsa comprensione tra animali ed esseri umani si potesse ricondurre semplicemente ad un motivo di acustica. Lasciò cadere vicino alla gatta un pezzo di materia rossa e porosa, che in un battibaleno scomparve in un tripudio di denti aguzzi e lingua rasposa.
"Col resto ci faccio il sugo per domani.." programmò Ines, "er sugo co' le regajie de pollo, nonna me lo faceva sempre eppoi i cervelletti fritti..pora nonna mia.." sospirò.
Mise sul fuoco un battuto di cipolla e guanciale, un filo d'olio, il tempo di terminare la pulizia del pollo e per la casa si sparse un profumo di paradiso. Uno di quegli odori che senza filtri giungono all'archeocerebrum attraverso i recettori del nervo olfattivo, non per niente il primo dei nervi cranici. Uno di quegli odori che non sopporta di essere contenuto in una cucina, desideroso di conoscere il mondo esterno, impossibile da fermare. Fu come se una sferzata di elettricità attraversasse il condominio tutto.
"..hhhh!!.." gemette wanda.
"...coff..coff.." stravolto oramai gerardo.
Contemporaneamente un cane cominciò ad abbaiare, i gatti del giardino a miagolare, un bimbo pianse piano poi prese ad urlare inconsolabile, qualcuno fece cadere un piatto, un vecchio bestemmiò.
Ines si segnò mentre faceva scivolare piano il pomodoro nel tegame, lo sfrigolìo coprì i lamenti condominiali, cosicchè non seppe mai cosa aveva prodotto quell'odore nelle vite altrui.
Enrico, il marito di Ines, uscì dal torpore, scosso anche lui dal profumo del sugo, tendeva spesso a confondere gli odori prodotti dall'arte culinaria della moglie con i feromoni della stessa. Per non saper nè leggere nè scrivere le mise una mano sul culo ormai abbondante, Ines sbuffò, fingendosi infastidita.
"..Erì..fermete 'n po'..te le cionco le mani. Fà quarcosa de utile 'nvece..cambia l'acqua ai pesci rossi..và!" disse.
wanda ansimò : "...era.."
"..ora..!" completò gerardo.
"magari ci scappa un polmone anche per me.." e la gatta si strusciò ruffiana tra le gambe del tavolo e quelle di Ines, provocandole un brivido ascendente.
"..ghh!..cough!" tossì wanda
"..gasp!.." gli fece compagnia gerardo.
"un pezzetto solo, però..capito?" fece Ines ad alta voce, come se la scarsa comprensione tra animali ed esseri umani si potesse ricondurre semplicemente ad un motivo di acustica. Lasciò cadere vicino alla gatta un pezzo di materia rossa e porosa, che in un battibaleno scomparve in un tripudio di denti aguzzi e lingua rasposa.
"Col resto ci faccio il sugo per domani.." programmò Ines, "er sugo co' le regajie de pollo, nonna me lo faceva sempre eppoi i cervelletti fritti..pora nonna mia.." sospirò.
Mise sul fuoco un battuto di cipolla e guanciale, un filo d'olio, il tempo di terminare la pulizia del pollo e per la casa si sparse un profumo di paradiso. Uno di quegli odori che senza filtri giungono all'archeocerebrum attraverso i recettori del nervo olfattivo, non per niente il primo dei nervi cranici. Uno di quegli odori che non sopporta di essere contenuto in una cucina, desideroso di conoscere il mondo esterno, impossibile da fermare. Fu come se una sferzata di elettricità attraversasse il condominio tutto.
"..hhhh!!.." gemette wanda.
"...coff..coff.." stravolto oramai gerardo.
Contemporaneamente un cane cominciò ad abbaiare, i gatti del giardino a miagolare, un bimbo pianse piano poi prese ad urlare inconsolabile, qualcuno fece cadere un piatto, un vecchio bestemmiò.
Ines si segnò mentre faceva scivolare piano il pomodoro nel tegame, lo sfrigolìo coprì i lamenti condominiali, cosicchè non seppe mai cosa aveva prodotto quell'odore nelle vite altrui.
Enrico, il marito di Ines, uscì dal torpore, scosso anche lui dal profumo del sugo, tendeva spesso a confondere gli odori prodotti dall'arte culinaria della moglie con i feromoni della stessa. Per non saper nè leggere nè scrivere le mise una mano sul culo ormai abbondante, Ines sbuffò, fingendosi infastidita.
"..Erì..fermete 'n po'..te le cionco le mani. Fà quarcosa de utile 'nvece..cambia l'acqua ai pesci rossi..và!" disse.
wanda ansimò : "...era.."
"..ora..!" completò gerardo.
le risposte del mare
Talvolta il mare parla, esprimendo concetti articolati, messaggi di senso compiuto.
Il mare delle isole greche parla da millenni, certi giorni canta accompagnato dai suoni che il meltemi produce sfiorando le funi e gli alberi delle navi al riparo in porti e rade.
Ghiorgos lo ascoltava sempre molto attentamente in barca durante le notti di pesca, suo unico sostentamento. Dopo aver srotolato metri e metri di lenza, e guardato affondare centinaia di ami innescati con pezzi di sarda, si concedeva un piccolo tempo in cui immaginare le parole del mare in risposta alla sua solita domanda, meglio restare qui al sicuro e con poche prospettive o partire, per cercare fortuna altrove?
Per lui il mare non dispensava solo la vita, diceva cose, dava risposte, ma si doveva essere attenti, bisognava meritarlo, guadagnare la sua fiducia, conoscerlo a fondo. Le ore trascorse ogni notte in barca richiedevano poi riposo e lavoro a terra, il mare è fatica per chi ci vive, mentre agli occhi di un villeggiante estivo è solo una festa ininterrotta.
La mattina che la vide scendere dal traghetto inondava di sole il porto, il riverbero non consentiva a nessuno di guardarla negli occhi, evidente ed agitata come una ginestra fiorita sul ciglio di una strada. I bagagli pesanti non le impedivano di camminare elegante tra i turisti che arrivavano, sudati, eccitati. Spigliata ed esile, sbarcava vestita di incoscienza, leggera come i ragazzi quando escono al pomeriggio dopo aver fatto tutti i compiti.
I giorni delle sue vacanze trascorsero veloci, tra la spiaggia e il cafenion alla sera, si conobbero davanti ad un caffè greco, il pescatore la vide impacciata e spiegò con calma ed in inglese che il caffè ha bisogno di tempo, al contrario dell'espresso da buttar giù in pochi, rapidi sorsi o al caffè americano da portare con sè mentre si lavora. Il caffè greco vuole pace, tempo e quiete, la polvere fine decanta sul fondo della tazzina mentre si parla, si gioca, si guarda il sole che scende piano. S'innamorarono come è giusto che fosse, ma venne presto il tempo di ripartire, la fine delle vacanze. Un buon motivo per andare via con lei, un buon quesito da porre al mare che rispose quella notte con la pesca più fruttuosa di cui l'avesse mai gratificato.
Conobbi Ghiorgos anni dopo, durante le mie ferie estive e non sapevo niente del mare che parla. Una volta mi portò a pescare con lui e m'insegnò ad ascoltare, a slamare il pescato, a distinguere il pesce pregiato da quello da zuppa. Lei l'avrebbe preparata il giorno dopo nella loro piccola taverna bianca con le finestre azzurre, gatti e tavolini sotto un pergolato fresco dove stare in pace, aspettando con calma il tramonto, lasciando decantare la polvere fine di un caffè greco.
Io? sono solo un uomo di città poco avvezzo ad ascoltare chicchessia, impigliato negli eventi come un moscone tra le tende.
Qualche giorno fa ad Ostia, dopo pranzo, sono rimasto a guardare il mare dalla riva, ad oscillare insieme, onda dopo onda, con un'espressione perplessa sul viso forse dovuta a domande ricorrenti: quando arriva l'estate? verrà mai pubblicato un mio racconto? la digerirò la pasta con le cozze? Un'onda più lunga delle altre è arrivata fino ai miei piedi, e con i calzini fradici e le estremità ghiacciate sono tornato confuso al bar del ristorante, per cercare conforto in un caffè con la sambuca.
Quando parla, il mare esprime concetti articolati, messaggi di senso compiuto, certe volte però è difficile capire.
4 maggio 2005
se un pomeriggio giochi a basket con lo stuppino
era la prima volta che mi convocavano e nessuno a dirmi all'ultimo momento "non giochi!"..."perchè siamo già dieci" oppure " è una vita che non t'alleni" o anche "ma non t'hanno avvertito che la partita è stata rinviata?"
stavolta ero lì, nello spogliatoio con tutti i miei vecchi compagni di squadra, a cambiarmi, a fasciarmi le caviglie come tutti, a dire cazzate, a ridere e scherzare con addosso quella lieve agitazione pre-gara, gesti consueti per addomesticarla un po'. odore forte di piedi, di sudore adrenalinico, di dopobarba e colonia maschile anni'80, canottiera n°16, sopramaglia, pantaloncini con sotto scaldamuscoli nero, ripiegare ad arte i calzettoni bianchi a metà tibia, pantalone della tuta, allacciare le scarpe con cura nè strette nè lente. poi in campo per primo, sempre, due tiri e stretching, uno dei pochi dapprima, imitato e seguito poi dal resto dei compagni che cominciavano a sentire i primi doloretti. due file a metà campo e riscaldamento in souplace, dài&vai..occhèi diamo la palla a sinistra, entrate sull'altro lato del canestro, dice quieto l'allenatore, ma noi sappiamo che presto si agiterà anche lui, scaglierà la giacca sulla panchina al primo fischio arbitrale con cui sarà in disaccordo.
poi, all'improvviso, mentre pregusto il quintetto base, mi accordo per il primo contropiede dopo la palla a due, mentre penso su quale avversario difendere, entrano in campo due inservienti con una rete da pallavolo che prontamente viene montata..
"..ma.."
"niente basket, oggi.. si gioca a pallavolo!" ci avvisa l'arbitro.
"..che vuol dire? ma siete impazziti?!" scatto io..
"..su su..almeno il primo tempo lo giocate a pallavolo. poi il secondo a pallacanestro.."
"ma è uno sport da cartoni animati! mapperfavore.."
sono anni che sogno di rigiocare una partita vera ed ogni volta succede qualcosa, ma stavolta s'è passato il segno. voglio parlare immediatamente col capo degli spiritelli dei sogni, voglio spiegazioni. voglio capire perchè, ad un certo punto del sogno, quando finalmente ci si decide a giocare a basket, dopo la pallavolo, arrivano i carabinieri a cavallo coi cani antidroga. ci portano via tutti, e a me un appuntato contesta il ritrovamento di un panino prosciutto e formaggio sospetto (a suo dire) nella mia borsa..
"ma è un panino..!"
"il cane non sbaglia mai...questo è un camogli!"
"...ah.."
(dannata alkanette, dannato zumal, dannata cena pesante)
stavolta ero lì, nello spogliatoio con tutti i miei vecchi compagni di squadra, a cambiarmi, a fasciarmi le caviglie come tutti, a dire cazzate, a ridere e scherzare con addosso quella lieve agitazione pre-gara, gesti consueti per addomesticarla un po'. odore forte di piedi, di sudore adrenalinico, di dopobarba e colonia maschile anni'80, canottiera n°16, sopramaglia, pantaloncini con sotto scaldamuscoli nero, ripiegare ad arte i calzettoni bianchi a metà tibia, pantalone della tuta, allacciare le scarpe con cura nè strette nè lente. poi in campo per primo, sempre, due tiri e stretching, uno dei pochi dapprima, imitato e seguito poi dal resto dei compagni che cominciavano a sentire i primi doloretti. due file a metà campo e riscaldamento in souplace, dài&vai..occhèi diamo la palla a sinistra, entrate sull'altro lato del canestro, dice quieto l'allenatore, ma noi sappiamo che presto si agiterà anche lui, scaglierà la giacca sulla panchina al primo fischio arbitrale con cui sarà in disaccordo.
poi, all'improvviso, mentre pregusto il quintetto base, mi accordo per il primo contropiede dopo la palla a due, mentre penso su quale avversario difendere, entrano in campo due inservienti con una rete da pallavolo che prontamente viene montata..
"..ma.."
"niente basket, oggi.. si gioca a pallavolo!" ci avvisa l'arbitro.
"..che vuol dire? ma siete impazziti?!" scatto io..
"..su su..almeno il primo tempo lo giocate a pallavolo. poi il secondo a pallacanestro.."
"ma è uno sport da cartoni animati! mapperfavore.."
sono anni che sogno di rigiocare una partita vera ed ogni volta succede qualcosa, ma stavolta s'è passato il segno. voglio parlare immediatamente col capo degli spiritelli dei sogni, voglio spiegazioni. voglio capire perchè, ad un certo punto del sogno, quando finalmente ci si decide a giocare a basket, dopo la pallavolo, arrivano i carabinieri a cavallo coi cani antidroga. ci portano via tutti, e a me un appuntato contesta il ritrovamento di un panino prosciutto e formaggio sospetto (a suo dire) nella mia borsa..
"ma è un panino..!"
"il cane non sbaglia mai...questo è un camogli!"
"...ah.."
(dannata alkanette, dannato zumal, dannata cena pesante)
3 maggio 2005
1 maggio 2005
sacripare meno sacripare tutti...
è uscito il numero 3, con un mio racconto che parla di mare e pasta con le cozze, grazie alla Placida Signora per l'opportunità, alla redazione che ha lavorato alla rivista e a chi avesse voglia di leggermi lì. (sono molto contento, che si sappia in giro...)
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