“vai a confermare la grigliata di domani sera” mi dice mia moglie, due ragazzotti che lavorano al mercatino di Vieste organizzano per venerdì sera una cena a base di agnello alla griglia per turisti scelti ad un prezzo accettabile. Una di quelle cose che funzionano col passaparola, ossia la signora della pescheria sotto casa ci avverte che in fondo al corso c'è un mercatino molto colorato dove è possibile comprare le alici marinate che ci piacciono tanto, i pomodori secchi, le olive sottolio e tanto altro bendiddio. Il mercatino ci conquista immediatamente coi suoi colori,i suoi profumi e soprattutto coi suoi sapori: il formaggio cacioricotta, i pecorini stagionati, freschi, maturati nel mosto, olive di ogni dimensione, fattura e preparazione, peperoncini ripieni e mazzi di origano che ti stordiscono se avvicini le narici.
Esco
passo per la piazzetta di fronte al mare, quella colle palme e le panchine dove c'è un sacco di gente che si siede a ciangottare dopocena, dopo il tabaccaio c'è l'enoteca e un vecchietto di fuori seduto su una sedia di paglia che mi guarda fisso
“cazzo vuole” penso
e lui mi guarda ancora
allora lo guardo anch'io
e lui mi indica col dito e la gente che passa lo vede e si gira a guardare me che nel frattempo mi sono fermato come se la proiezione di quel dito fosse un ostacolo al mio procedere oltre
“capitano!”
mi urla
mi guardo attorno sbigottito
ce l'ha con me
ci sono solo io ormai qui, la gente s'è fatta da parte come se quel dito rugoso l'avesse scansata tutta
“capitano!” ripete, si alza e mi viene incontro
“ma.. veramente.. io”
balbetto mentre penso che è inutile spiegargli che sono rimasto un semplice fante durante il servizio militare
che i gradi non li ho voluti e che comunque la differenza di età è una pregiudiziale anche più importante di tutto il resto
si avvicina e mi guarda fisso, poi i suoi occhi si velano appena appena
“mi scusi ..” dice
“è che lei .. tu .. somigli, anzi sei proprio uguale al mio capitano durante la guerra, eravamo in Grecia sai?”
finisco seduto accanto a lui con un bicchiere di vino bianco e secco come il vento che stasera spira da sud
mi racconta della guerra
mi racconta dei greci e dei tedeschi
mi racconta di come quel capitano sia riuscito a salvare tutto il distaccamento su quell'isola che alla fine non ho mica capito se fosse kios o tilos o vattelappèsca, colpa del vino, del vento o della memoria del vecchio.
Riesco ad accomiatarmi, mi svincolo elegante, mi rituffo nella folla del corso che nel frattempo è diventata tanta e riemergo di fronte al municipio dove c'è un argentino con la coda di cavallo, amplificatore, chitarra e chesterfield incastrata sul manico. Suona alla maniera di Jeff Healey, seduto con lo strumento sulle ginocchia. Mischia “message in a bottle” all' “inno alla gioia” di Beethoven, lascio un euro nella custodia della chitarra dopo essermi spellato le mani in un prolungato applauso.
Mi ritrovo all'improvviso coinvolto in una discussione con un simpatico e panciuto cinquantenne di Verona, riguardo il progressive italiano degli anni '70, la figlia nemmeno decenne ci guarda con un filo di compassione che le attraversa gli occhi, o almeno credo. Ci accomiatiamo giungendo alla conclusione che sì .. la pieffèmme, sì le orme .. ma il banco era un gradino più su.
Mi allontano cantandomi dentro “thunder road” del boss, chissà perchè ..
a metà canzone mi rendo conto di essere arrivato di fronte alla pasticceria prospiciente il mercato, attraverso la strada piena di turisti arrossati e passeggini ingombri di bimbi ormai dormienti spinti da mamme finalmente libere di scambiare due parole col proprio uomo ma incapaci di farlo per via della stanchezza. Brillo del vino del vecchio e dei profumi di origano e spezie varie riesco infine ad arrivare all'ultimo banco, quello dei ragazzotti e della grigliata del giorno dopo che però, con rammarico, mi dicono che non si fa più perchè il venerdì per loro è una giornataccia e che forse è meglio farla di lunedì o martedì.
“occhèi” dico io “non c'è problema, fa niente”
“dài, ci vediamo lunedì”
“naaa..io parto sabato mattina presto, ma davvero .. fa niente, sarà per un altro anno”
“maddài .. no, mi dispiace, beviamoci un bicchiere di bianco, dài, così .. per farci perdonare”
sono a casa
fondamentalmente ubriaco
fondamentalmente penso sia stata una vacanza nella vacanza
durata forse un'oretta d'orologio
ma
dentro
dentro
magari non era un'oretta
era di più
era una vita intera
o anche più di una
o forse era solo il tempo per scrivere un post, come questo, senza correggerlo. Senza rileggerlo.
24 luglio 2009
13 luglio 2009
snoop
i'm pretty convinced that she wasn't even acting in the wire. she sounds like she was just being herself. pretty bad ass chick, right there. (commento ad un video su youtube)
é una cosa così palese, e lei così dannatamente magnetica ..
snoop pearson non recita su the wire, semplicemente è se stessa. è il personaggio che davvero incarna lo spirito della serie.
non ne sapete niente?
yo motherfucker!
27 giugno 2009
comitato dinamismi
c'è chi ha un modo agitato di star fermo
placherò la mia voglia di cielo
forse
solo rinascendo albero
intanto so come muovermi
in quiete.
on air/
mark kolozec : : celebrated summer (husker du cover)
via cover lay down
placherò la mia voglia di cielo
forse
solo rinascendo albero
intanto so come muovermi
in quiete.
on air/
mark kolozec : : celebrated summer (husker du cover)
via cover lay down
14 giugno 2009
twist & shoot
voci
sospiri profondi
un dito mi tamburella nella testa
se mi agito
tutto si mischia dentro
simbolicamente
se ti rompi un ginocchio, il corpo ti sta dicendo che devi smettere di andare sempre avanti
se ti rompi una mano, invece è meglio se smetti di operare concretamente nel mondo esterno, fuori da te stesso.
vuol dire "torna in te"
ma se ti rompi i coglioni?
mi agito e mi remixo con
sonos : : everything in its right place (radiohead cover)
photo : : stillpoint
7 giugno 2009
strange days
Erano giorni che si sudava pure a stare fermi.
Giorni di aria mossa e neppure troppo calda, ma anche il semplice stare in piedi, al mondo, per tutti noi era fatica.
ci sembrava tutto alterato, la percezione del tempo che passava, l'alternarsi di sonno e veglia, cosa ancora giusto e cosa sbagliato, l'idea stessa di un domani migliore.
erano giorni, si sarebbe detto, che non lasciavano spazio alla possibilità d'immaginarlo, un domani.
giorni che morivano quando dopo esserci girati e rigirati innumerevoli volte nel letto, ci addormentavamo. e il giorno dopo, ci sentivamo stanchi. come se in sogno avessimo continuato a vivere, faticare, sudare senza però avere più memoria di quanto accaduto appena un giorno prima.
pensavamo che appena tutto fosse finito però ci saremmo ricordati i rumori, e gli odori anche, perchè era come se rimanessero attivi solo i sensi più antichi, quasi vicariassero le immagini sfocate che a ondate ci arrivavano dai televisori intorno.
tutti si sperava in un rumore più forte, un'esplosione, magari, qualcosa che ci sollevasse dal torpore umido nel quale eravamo immersi da troppo tempo.
un segno qualsiasi che la rivoluzione era finalmente cominciata.
afro fiesta : : talkin' 'bout a revolution
Giorni di aria mossa e neppure troppo calda, ma anche il semplice stare in piedi, al mondo, per tutti noi era fatica.
ci sembrava tutto alterato, la percezione del tempo che passava, l'alternarsi di sonno e veglia, cosa ancora giusto e cosa sbagliato, l'idea stessa di un domani migliore.
erano giorni, si sarebbe detto, che non lasciavano spazio alla possibilità d'immaginarlo, un domani.
giorni che morivano quando dopo esserci girati e rigirati innumerevoli volte nel letto, ci addormentavamo. e il giorno dopo, ci sentivamo stanchi. come se in sogno avessimo continuato a vivere, faticare, sudare senza però avere più memoria di quanto accaduto appena un giorno prima.
pensavamo che appena tutto fosse finito però ci saremmo ricordati i rumori, e gli odori anche, perchè era come se rimanessero attivi solo i sensi più antichi, quasi vicariassero le immagini sfocate che a ondate ci arrivavano dai televisori intorno.
tutti si sperava in un rumore più forte, un'esplosione, magari, qualcosa che ci sollevasse dal torpore umido nel quale eravamo immersi da troppo tempo.
un segno qualsiasi che la rivoluzione era finalmente cominciata.
afro fiesta : : talkin' 'bout a revolution
22 maggio 2009
make sense at all
che poi quando guardo di nascosto una donna che si guarda allo
specchio un po' mi viene da ridere
alcune controllano se i loro punti deboli sono così evidenti, altre,
invece, se l'abito valorizzi sufficientemente i propri pregi.
anche tu
quando lo fai ti viene allora due rughe strane sulla fronte
in verticale
proprio sopra la radice del naso
io invece mi scopro ad inseguirti nel cambio di direzione che morbida
fa la tua schiena per scendere giù, verso il bacino
a contare il tempo che passa tra la morbida consistenza dei capezzoli
ed il loro inturgidirsi
la pelle d'oca sotto i miei polpastrelli
ascolto in silenzio
attento
attendo
di sentirti sospirare per quel brivido che t'attraversa
quando la carezza è quella giusta
vedrei già la tua ruga in cima al naso scomparire
se le mie mani fossero il tuo specchio.
on air/
sinkane : : apache beat
specchio un po' mi viene da ridere
alcune controllano se i loro punti deboli sono così evidenti, altre,
invece, se l'abito valorizzi sufficientemente i propri pregi.
anche tu
quando lo fai ti viene allora due rughe strane sulla fronte
in verticale
proprio sopra la radice del naso
io invece mi scopro ad inseguirti nel cambio di direzione che morbida
fa la tua schiena per scendere giù, verso il bacino
a contare il tempo che passa tra la morbida consistenza dei capezzoli
ed il loro inturgidirsi
la pelle d'oca sotto i miei polpastrelli
ascolto in silenzio
attento
attendo
di sentirti sospirare per quel brivido che t'attraversa
quando la carezza è quella giusta
vedrei già la tua ruga in cima al naso scomparire
se le mie mani fossero il tuo specchio.
on air/
sinkane : : apache beat
1 maggio 2009
turn off, turnover (anche il silenzio è un ritmo)
In gesti
sciolgo pensieri
come dita pazienti nodi troppo stretti
senza abbandonare spazi e tempi sincopati
oriento il mio sguardo dentro,
col cuore che batte.
ed è ancora meraviglia.
on air/
the beat : : mirror in the bathroom
sciolgo pensieri
come dita pazienti nodi troppo stretti
senza abbandonare spazi e tempi sincopati
oriento il mio sguardo dentro,
col cuore che batte.
ed è ancora meraviglia.
on air/
the beat : : mirror in the bathroom
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