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7 ottobre 2012

captivus





Troppi vestiti invernali dentro l'armadio occhieggiano, mi guardano come avessi proprio bisogno di coprirmi
magari è solo che non ce la fanno più a stare chiusi lì dentro, al buio, assieme a vecchi jeans strappati, magliette lise e maglioni ormai sformati 
è che non ce la faccio a buttare via le cose che per tanto tempo mi hanno accompagnato 
non ce la faccio a liberarmi di certe parti di me 
forse dovrei, ma la storia mica dovrebbe finire così, nel secchio della spazzatura 
tanto comunque i conti continuerei comunque a farceli 
la tua storia va oltre lo spazio nell'armadio che non basta mai 
e anche se decidi di mettere ordine, il caos che ormai regola il mondo avrà sempre la meglio 
paradossale vero? 
più tempo spendiamo a sistemare le cose 
più le cose precipitano, disordinatamente 
più è pulito e a posto in casa 
più tutto è a ferro e fuoco, fuori 
sarà il caso di uscire e fare un giro? 
o restare in casa, ripensare alle storie 
provare a tirare fuori un ricordo, una parola, un volto dalla memoria 
magari un insegnamento 
e andare avanti 
cercando di non far caso al troppo nell'armadio 
o al limite, coprirsi 
ché il freddo arriva presto.


on air/

arms : : tiger tamer

9 settembre 2012

sabbia&coca-cola 2012, finisterrae


"La fine del mondo dipende solo da dove tutto è cominciato."


Seduto in riva al mare un vecchio guardava lontano. Una sciarpa attorno al collo e un milione di ricordi a stringere il cuore. Era come se le onde lenissero con ritmo regolare un dolore profondo. Il vecchio ci dondolava assieme, come cullato da mano tanto compassionevole quanto invisibile.
Rilassati pian piano i muscoli, la sua testa sembrò sgusciare fuori dalle spalle e gli occhi si posarono ancora un po' più lontano, oltre l'orizzonte. Le poche nuvole si dissolsero sotto il suo sguardo e tutto si confuse, scambiandosi di posto i colori del cielo e del mare. Un'onda più lunga delle altre lo riportò sulla spiaggia, col pensiero e con lo sguardo. Si alzò.
Camminò ancora, con uno scopo. Ancora.
Vagare alla ricerca della conchiglia perfetta, per sentirci il mare perfetto. Un sorriso perfetto si fece spazio tra le rughe. Una scintilla di sole riflessa negli occhi. 
A chi la vide sembrò proprio il lampo perfetto. Abbagliò il mare, se possibile. 
Di sette quello perfetto.


Il settimo mare fu rivelatore, di fronte al mio ombrellone giocavano altri bambini occupati a costruire castelli di sabbia. Io pensavo a quanto presto sarebbero caduti, già apprezzavo le macerie. Quel che resta di un crollo.
Frammenti, evidentemente, ma i più resistenti. I miei castelli sarebbero rimasti in piedi: poca sabbia e il ricordo della catastrofe in ogni atomo.

Il sesto mare è stato il più azzurro anche se il mondo era ormai a ferro e fuoco. La fattoria dei miei genitori era andata alla banca dopo il fallimento. Abbandonata, gli animali venduti a qualche macellaio, i campi incolti, la vigna distrutta. Rimaneva il grande albero di fronte il patio. Da lì sopra riuscivo a vederlo il mare.
Mi avvicinai, non so se con l'intenzione di arrampicarmici ancora una volta. Si accorsero di me le tante gazze che ormai lo abitavano, fuggirono con gran fracasso.
Il presente è così veloce che è meno fatica accostare il passato, ma lì non ci trovi granché di buono per il futuro.

Il quinto mare imparai a nuotare, uscito dall'acqua mi sdraiavo al sole e chiudevo gli occhi. La brezza mi portava l'odore di viaggi, mi bastava stare lì e ascoltare le voci lontane. Parole confuse, slegate, ricomposte solo dal profumo delle onde.

Il quarto mare, quello di mezzo, scosse l'anima mia. Rammento Amina, nera nera, del Senegal. Intrecciava i capelli con perline colorate alle bambine, sulla spiaggia. La guardavo mentre ogni tanto poggiava una mano sulle reni, per darsi un po' di sollievo. Guadagnava bene, Amina, e forse la parrucchiera del paese se ne lamentò con qualche balordo del posto. La tirarono su dall'acqua i pescatori che albeggiava appena.

Del terzo mare ricordo solo il sale. L'aurora era un urlo ai miei occhi. Passavo il mio tempo alla ricerca di qualcosa che facesse passare più velocemente il tempo che restava alla sera. Certe volte il tempo della ricerca è già trovare quel che serve anche se per guardare meglio si deve rivolgere le spalle al sole.

Il secondo mare me lo dissero profondo ma ero in là con gli anni e il mio tempo era un'ombra che si nascondeva tra mille altre.
Comunque mi tuffai.
Il primo respiro tornato in superficie fu buio e sgomento. E stupore.
Per quel mare ero solo l'ennesima anima persa in tanta grandezza, così nuotai veloce e con la testa fuori dall'acqua, così da poter respirare la luce. 
Strisciai sulla battigia, poi andai carponi.
Infine mi rialzai.

Il primo mare sto seduto sulla riva. E guardarlo.



on air/


5 maggio 2012

era di maggio






Un'altra tastiera, magari bianca e intonsa come questo foglio, potrebbe aiutare.
O un altro rumore
qualsiasi cosa che non sia il treno che ho nella testa
quella cosa che sembra stia sempre lì lì per deragliare
e che poi corre dritta per la sua strada.
Incrocia a tempo sincopato la mia che zigzaga, invece.
Il dolore al tallone non mi fa più eroe, Troie ce n'è in abbondanza
e di cavalli nemmeno l'ombra
i re hanno corone invisibili che portano con eleganza
e non ci sono bambini a dir loro che sono nudi.
Per la disperazione c'è sempre il tempo, sembra dire l'orologio della stazione
gocce di pioggia ormai asciutte sono righe perpendicolari a un dolore comune
binari e fetore, tic tac e attese inutili.
Le parole futili che trovi a fatica
si perdono tra quelle scritte sui muri
o che rimbalzano sussurrate negli angoli
al buio.
Gocce orizzontali
le parole che non trovi.
Non c'è ombrello che le fermi.
O una tastiera, bianca.


on air/

9 febbraio 2012

viaggio in sicilia


Fiumicino è un'esperienza mistica, arrivare con necessario anticipo e imbarcarsi con la hostess che ti dice "stavamo per cancellarla dalla lista", solo perchè le norme antiterrorismo richiedono tempi lunghissimi.
Aperitivo a Taormina, cena di pesce a Giardini Naxos. Frank Sinatra a far da sfondo sonoro. Il tempo si è fermato.
L'Alcamo bianco non picchia, è sornione.
La stanza è grande, anche il letto, la doccia è un piacere farla senza dover stare attento a non schizzare troppo.
Ho affrontato il pomeriggio armato di nuovo taglio di capelli, camicia crema, pantalone blu e giacca di velluto, inserito appieno nell'immaginario collettivo Camilleriano. L'occhiale da sole vintage che la signora dice che sembro tanto un attore americano, termina l'opera.
Gli arancini sono quanto di più prossimo al paradiso si possa immaginare, dappertutto limoni e agrumi. Giro la testa da un lato e c'è una chiesa del trecento, guardo dritto e il mare è appena increspato, mi giro dall'altro lato e vedo l'etna coperto di neve.

L'occhio spazia un po', mancava.
L'anima viaggia, chissà se torna.
Intanto vado a dormire e spengo la luce, tanto se torna bussa.


on air/

the barr brothers : : give the devil back his heart

13 dicembre 2011

hyperfog


Ad annusare respiri, sospiri, si sanno cose delle persone
non solo se hanno mangiato aglio
per esempio se i piedi puntano verso lo spazio più aperto che c'è.

La nebbia è la pagina del libro che devi rileggere, perché qualcuno ti ha distratto in qualche modo, o forse solo perché eri stanco. Devi tornarci per andare avanti, per evitare di sbattere contro il muro che non vedi ma sai che c'è. Mi piace la nebbia, la pioggia, l'alta montagna ma anche la spiaggia lunga, le onde che sbattono forti e i laghi scuri. In piscina da piccolo piangevo, le urla dell'istruttore e l'odore del cloro mi stringevano la gola. Non ha carattere suo figlio, signora così dissero a mia madre. Lei gli credette e dopo un po' anche io. Poi uno zio con gli occhi celesti come una caramella mi regalò un manualetto americano primi '70, nuotare è facile come camminare campeggiava a grandi lettere il titolo. Ogni sera ne leggevo un po', era la mia bibbia. Un giorno d'estate in vacanza sul lago, decisi di fare il bagno da solo, e pian piano imparai guardando quelli più bravi di me. Ora nuoto per almeno un chilometro, ogni giorno.
La nebbia?
Sempre acqua.


on air/

the roots : : sunday bloody sunday/pride (U2 cover)

steffaloo : : let it die (feist cover)

8 dicembre 2011

undun




I muri sono le pagine bianche della nostra vita, sta a noi riempirle 

pensano larghi nei loro abiti XXL giovani writers col cappello da baseball messo al contrario
bomboletta sempre a portata di mano
quella scritta comparve sui muri appena ripuliti di un liceo, dopo il putsch di un preside oltremodo autoritario, in risposta
il muro andrebbe costruito da firenze in giù, è la convinzione di buona parte della popolazione di questo paese che vive nelle pianure fredde e umide del nord
il muro, adeguatamente usato, può essere utile in quei casi di lombo-sciatalgia dovuti al protrarsi di posture lavorative poco ergonomiche o comune malumore causato da un'attività sessuale scialba, sciatta, poco partecipata
ovvio che in questo caso diventi d'importanza capitale non il muro, quanto chi.
Al muro mi ci sento spesso messo con le spalle, e non è carino
no
allora, per reazione, ci sbatto la testa.
I muri hanno orecchi
certe volte sono maestri
altre volte c'è chi ci parla
i muri cadono, i muri crescono
al muro c'hanno messo un sacco di gente
anche per questo guardo con simpatia a giovani writers.
Anche per questo è giusto scriverci sopra.

on air/

the roots : : make my

3 dicembre 2011

ottusi




ottuso
continuo a provare a non cadere sentendo crolli dentro, come quando fai una buca nel bagnasciuga
già lo sai che le pareti non reggeranno e comunque scavi ancora un po'.
Lo stormo di uccelli sulla mia testa gioca alle figure che noi, qua sotto, si prova a indovinare, e non facciamo mai in tempo che tutto è già cambiato

del tramonto ricorderò sempre l'odore del rosso luminoso, diffuso, irreale e per questo foriero di sventure
certi uomini hanno sempre bisogno di qualcosa che li tenga sulla terra ché se li lasci andare non è detto salgano su come palloncini fuggiti a piccole mani.
qualcuno va giù, giù, giù. poi ancora un po', senza rimbalzare. Mai.

io? vivo d'inerzia
i miracoli esistono
non sono poi così rotondo e le mie giornate sono mai in discesa.

La signorina danza una vecchia hit di Madonna mentre fotocopia la cartella clinica di mia madre, un saltello, un "oh yeah!" e la macchina vomita fuori un duplicato dell'ultimo tracciato
l'ultimo ECG prima di morire.
Vorrei essere stormo, adesso. Cagargli sul parabrezza.


on air/
the roots : : redford (sufjan stevens cover)


18 novembre 2011

back to my new home


è giorno di mani stanche e voce alta.
solo tra schegge d'asfalto nero e foglie morte
posso trovare un pensiero sussurrato,
di me.

on air/

the missing season : : there's a light that never goes out

21 luglio 2011

sabbia&coca-cola 2011, (di)versi(e)perpendicolari


l'eco del silenzio tra gli orti
risuona d'abbandono
lascia spazio alla menta
al finocchio, 
selvatici.

illuminano l'aria certi profumi
vibrano, 
seconde voci alla campana.
oggi non rintocca per una vecchia contadina
che se n'è andata
ma per tutta questa civiltà

morta, ormai.


on air/

anna rose : : my body is a cage

3 marzo 2011

dalla finestra, teste di radio







Mi affaccio alla finestra, come ogni giorno, e getto il mio primo sguardo sul mondo. Ancora carico di aspettative e fiducia, la notte, evidentemente, ha portato riposo, non consigli.
La signorina con la sua nuova cinquecento scende veloce dall'auto e sculettando s'allontana poi si gira, distende il braccio armato di chiave a infrarossi e spara precisa la sua chiusura centralizzata. Ha occupato due posti, in un quartiere dove per un parcheggio le persone spesso vengono alle mani. Me la immagino cresciuta con la mamma che a pranzo le dice "perché non mangi lo stracchino? guarda che ci sono bambini in africa che non hanno nemmeno il pane"
Lei lo stracchino non l'ha mai mangiato, non è diventata obesa per compensare il senso di colpa nei confronti di altri bambini sconosciuti del terzo mondo, è comunque una stronza venuta su proprio bene.
Mi affaccio alla finestra, come ogni giorno e respiro un po' di quel veleno fuori. La cura giusta, omeopaticamente parlando.
I piccioni provano a circondare un gabbiano intento a sbocconcellare una cornacchia riversa sul marciapiede, a pancia in su già da ieri sera. Più grande e cattivo li tiene a distanza, malgrado il numero, malgrado la città, anche senza il mare.
Come ogni giorno sorrido. In attesa della signora del piano di sopra che batte il tappeto. Polvere sui miei pensieri, affacciato alla finestra.

26 gennaio 2011

traindog (a luciano bianciardi, letto in treno)

L'inizio del viaggio non è mai il momento migliore
il freddo ancora chi parte rimpicciolisce nel cappotto
e vede i suoi luoghi man mano scomparire
e i campi che scorrono veloci allaga gli occhi
cosa accadrebbe delle nostre anime, se.
figli di gente operosa e quieta
isole sotto il sole
terra che brucia in mezzo al mare.

on air/

robert glasper experiment : : stakes is high (de la soul cover)

19 gennaio 2011

vedere ancora sogni mentre sputi dentifricio*

I sogni di mattina presto hanno un suono e il merlo che mi canta sotto le finestre deve necessariamente sentirli.
me li interrompe sfumandoli sul più bello tutte le volte.
al pennuto non gli piacciono i miei sogni.
la mattina.
presto.
bastardo.

on air/

the black keys : : girl is on my mind

*signature di certo zakka, amabile scrittore leggibile su scriptaVolant

10 gennaio 2011

spiaggia e puttana, stessa pronuncia

Passeggio lento per una spiaggia lunghissima con su ancora impresse le orme di due persone che qui ci hanno camminato fianco a fianco, chissà quando.
L'adriatico è quasi calmo e nel silenzio posso sentire centinaia di gusci che si scontrano sulla riva. Se mi chino sembra quasi cantino.
Un cane bianco corre velocissimo.
Se c’è un cane c’è anche un padrone, penso. Invece sono due. Sagome scure che posso vedere in lontananza, ancora.
La luna è quasi piena.
E la luce delle otto della sera del Mediterraneo è una luce bianca e fredda.
All’orizzonte c'è una nave, sta lì da parecchi giorni, in attesa dell’ordine di sbarco.
Appena sceso il crepuscolo, ha acceso le luci a bordo e calato un paio di gommoni con alcuni marinai che vanno a farsi un giro al porto. Li vedo già nel bar, mentre spiano da dietro i loro bicchieri la cassiera rumena, forse anonima e slavata ma bellissima ai loro occhi.
Lo sguardo veloce del marito italiano, padrone del bar, è in perfetto equilibrio tra gelosia, senso degli affari e sogno erotico. Riprende a sciacquare stoviglie scuotendo impercettibilmente il capo così come sto facendo anche io. E ricomincio a immaginarmi. Camminare piano al tramonto, dietro orme, sulla spiaggia.






on air/

6 gennaio 2011

times like this

Era vecchio ormai, capelli canuti e radi, arti smagriti, rughe profonde sotto gli occhi.
Non poteva fare a meno degli occhiali per leggere qualsiasi cosa che non fosse un cartellone pubblicitario.
L'unico contrasto alla barba candida era una bocca carnosa e rossa, la incorniciava, come a cingerla d'assedio.
Per questo forse ogni parola pareva sparo o esplosione.

31 agosto 2010

sabbia&coca-cola 2010, io cammino





attraverso il miele di un bicchiere di vinsanto guardo le onde, la sera
con l'anima in bilico come il pescatore in piedi su quello scoglio
e all'occorrenza saper tornare col cuore all'entroterra.

28 luglio 2010

sabbia&coca-cola 2010

Era consuetudine che le donne, per evitare si divaricassero i piedi a causa di una naturale propensione post-mortem delle anche alla rotazione esterna, legassero fra loro le scarpe della salma. Un ultimo ossequio alla forma.
Per converso e per tradizione il saluto definitivo veniva dato dagli uomini, valicata l'uscita l'ultima gonna, l'amico più caro scioglieva i piedi del defunto, affinchè libero potesse camminare nell'aldilà. Un ultimo riguardo alla sostanza.


25 luglio 2010

(sabbia&coca-cola 2010) narciso e chardonnay 3


Adelina gli piacciono un sacco le feste al paese, c'è tanta gente che viene da fuori, tutti ben vestiti, profumati e sorridenti, s'incontrano all'entrata della chiesa prima della messa. Gli altri giorni, puzzolenti e straccioni, s'ammazzerebbero per un sacco di grano. Sarà che certi paesini vivono da sempre isolati dalla civiltà che le persone non sono proprio capaci di vivere assieme nella concordia, oppure perché il prete non ci riesce a spiegare bene il concetto quando predica, fatto è che le feste spezzano un po' l'atmosfera pesante della vita in paese, una specie di tregua dove si ritrova il piacere di ritrovarsi e anche se dura poco Adelina ogni volta non vede l'ora.

E poi c'è il messaggio simbolico che la vita del santo festeggiato porta con sé.

Oggi è la festa di Sant'Ortano, c'è la processione e dopo i poeti in piazza faranno a gara a chi racconta meglio in rima la sua storia, la storia di San Domenico, del lupo e del bambino.
Adelina gli piacciono un sacco le feste al paese, c'è tanta gente che viene da fuori, tutti ben vestiti, profumati e sorridenti, s'incontrano all'entrata della chiesa prima della messa. Gli altri giorni, puzzolenti e straccioni, s'ammazzerebbero per un sacco di grano. Sarà che certi paesini vivono da sempre isolati dalla civiltà che le persone non sono proprio capaci di vivere assieme nella concordia, oppure perché il prete non ci riesce a spiegare bene il concetto quando predica, fatto è che le feste spezzano un po' l'atmosfera pesante della vita in paese, una specie di tregua dove si ritrova il piacere di ritrovarsi e anche se dura poco Adelina ogni volta non vede l'ora.

E poi c'è il messaggio simbolico che la vita del santo festeggiato porta con sé.
Oggi è la festa di Sant'Ortano, c'è la processione e dopo i poeti in piazza faranno a gara a chi racconta meglio in rima la sua storia, la storia di Sant'Ortano, del lupo e del bambino.



23 luglio 2010

(sabbia&coca-cola 2010) narciso e chardonnay 1/?


Non sopporto gli odoriNon sopporto gli odori


Non sopporto gli odori
li trovo irrispettosi perché ti entrano nel cervello profondo, quello rettiliano, senza chiedere permesso, evitando l'adeguato filtro della corteccia.
E non sopporto nemmeno l'amore, così irrazionale, fuori controllo al punto da portare certe persone alla propria morte o all'omicidio passionale, appunto.

Non sopporto gli odori
figuriamoci quelle puzze che all'inizio ti sembrano profumi, quando sei innamorato.
Inoltre non mi piace ballare,
non che non sia coordinato o che non abbia senso ritmico
è che mi infastidisce quel contorno di abiti svolazzanti, ammiccamenti, carezze mistificate, approcci fisici e movenze apertamente sensuali giustificate e ammesse solo perché eseguite a ritmo.
E poi i profumi
assordanti talvolta anche più che la musica.
C'è però un'eccezione
ed è l'odore che si sparge nell'aria dopo lo sparo
un odore pungente modulato dal suo rilascio graduale dovuto all'uso obbligato del silenziatore.
Un obbligo cui tengo fede volentieri nel mio lavoro, anche per questa piccola frivolezza che mi concedo dell'annusare l'aria mentre guardo morire il mio contratto.
E anche un bicchiere di vino bianco e fresco, appena dopo.
Mi aiutano a sopportare meglio l'idea della morte, perché anche un killer può avere emozioni, sapete?
Ma che non lo si dica in giro
ne andrebbe della mia credibilità
quindi della mia vita e a quella ci tengo io.

La volta che una delle mie prime vittime ci mise quasi un minuto a morire restai lì a guardare senza capire come certe persone possano restare avvinghiate alla vita in maniera tanto ottusa.
Eppure mi aveva visto arrivare, anche se non più in tempo utile per poter fuggire, aveva sgranato gli occhi mentre distendevo plasticamente verso il suo petto il mio braccio, con annesso revolver.
Sembrò se possibile ancor più terrorizzato dal silenziatore, come se la cosa peggiore per lui fosse il fatto che nessuno avrebbe sentito nulla.
Morire in silenzio e senza clamore, dopo una vita chiassosa, esagerata, era la sua nemesi, il giusto contrappasso. Eppure ..
Eppure aveva sentito il tonfo, poi il colpo nel petto, un lampo di dolore pazzo e la consapevolezza che tutto stava finendo lì e in quel momento, eppure.
Eppure stava lì, rantolante per un tempo infinito ai miei occhi, senza arrendersi e nemmeno implorando aiuto o pietà.
Esclusivamente concentrato a non lasciare andar via quel soffio primordiale, senza desiderare un'ambulanza né il colpo di grazia.
Mi dissi dentro "cazzo muori!"
non posso usare un'altra pallottola, non sarebbe la mia firma
un'ambulanza non arriverebbe mai in tempo e anche se fosse non esisterebbe chirurgo capace di vanificare il mio lavoro
quindi
"muori, cazzo!"
lasciati andare
arrenditi come di sicuro ti capitava da bambino quando facevi per gioco la lotta con tuo padre o con tuo fratello maggiore che poi mamma diceva ridendo che ci si sapevano mettere contro uno più piccolo
così arrenditi ora e sorridi
lascia fare adesso
manda uno sguardo di gratitudine al cielo per la vita concessa
e lasciati morire sereno.
Invece no, e non mi riusciva di capire il perché.
Poi annusai l'aria, l'odore dello sparo mi riportò in me, lui finalmente sbarrò gli occhi non appena smise di respirare. Poco dopo ero seduto al bancone di un bar elegante a sorseggiare calmo e soddisfatto un bicchiere di Chardonnay. Pensai che quel che provavo doveva esser messo in riga, ordinato e allineato grazie a, per esempio, un rituale. Mi ci voleva un cazzo di rituale, sì

Un colpo solo.

Sondare l'aria alla ricerca dell'unico odore che non mi infastidisse nella vita,
guardare la fine senza farmi domande, 
poi un bicchiere di vino, sempre lo stesso, bianco, fresco.         (continua ..)


li trovo irrispettosi perché ti entrano nel cervello profondo, quello rettiliano, senza chiedere permesso, evitando l'adeguato filtro della corteccia.

E non sopporto nemmeno l'amore, così irrazionale, fuori controllo al punto da portare certe persone alla propria morte o all'omicidio passionale, appunto.

12 gennaio 2010

nuda proprietà /fine

vorrebbe dirle tutto.
vorrebbe dirle che è un assassino, che uccide per denaro e che è bravo nel suo lavoro. che nessuno mai ha avuto a lamentarsi, non un sospetto, non un'indagine su un anziano morto "casualmente".

vorrebbe dirle che anche lei avrebbe dovuto morire accidentalmente, ma che adesso, aggrappata com'è a lui, con la lingua a rimestargli le parole nella bocca assieme ai baci, la pancia morbida che preme contro il suo sesso ormai in procinto di fargli esplodere i pantaloni, sicuramente vivrà. vorrebbe dirle di non aver paura, che una donna come lei non l'ha mai incontrata nella vita, che sente finalmente che il tempo di cambiare è arrivato, che ha da parte abbastanza soldi, che.

vorrebbe dirle ma non riesce, non può, non può più.

prova a staccarsi dalla morsa di quei baci così lunghi e profondi, troppo.

prova a staccarsi ma un pezzo del suo corpo è come se oramai lo governasse lei, così come la sua voce.
lei non vuole che lui parli, lei non vuole che lui si muova.

Gloria è una donna esperta ma non sa riconoscere l'abbandono che la passione regala alle membra dai sintomi di un meningioma mai diagnosticato che comincia a sanguinare.

non sospetta nemmeno che i suoi baci, il suo corpo, le sue carezze possano innalzare la pressione sanguigna a tal punto.

 

§

 

Alcuni mesi dopo per Gloria non è più tempo di pensare ai cognati o ai nipoti, nè alle piccole cose che prima riempivano le sue giornate. alcuni mesi dopo si tratta solo di stare accanto a quell'uomo che pian piano ricomincia a muoversi, che sta re-imparando a lavarsi e vestirsi da solo e che ha ancora bisogno di aiuto, che però non potrà più parlare, forse.

il suo tempo adesso vuole solo attenzione per quell'uomo davanti a lei, l'uomo che ama e del quale non sa niente,

quell'uomo davanti a lei

in piedi 

nudo, 

7 gennaio 2010

nuda proprietà /3

Non è il caffè il motivo dell'inconsueta eccitazione che la agita nel letto, da ore ormai si gira e si volta, sbuffa non riuscendo a tenere gli occhi chiusi.
gloria lo sa che se lascia che le palpebre scendano, in quel buio è come se qualcuno cominciasse a proiettargli un film nella testa.

rivede l'ombra di lui allungarsi sul muro bianco, lo risente respirare, addirittura è come se potesse risentire il suo odore .. 

più che odore, un profumo.

e poi quelle mani lunghe, eleganti, quasi inadeguate per un elettricista. rapide e sapienti col cercafase dentro il suo quadro elettrico alla ricerca del probabile falso contatto che condizionava l'erogazione dell'intero condominio, origine della telefonata dell'enel che l'aveva avvisata dell'arrivo di un loro tecnico.

pareva più un dirigente, un ingegnere magari, così distinto e snello. "proprio un bell'uomo" aveva pensato arrossendo dentro.

gloria da giovane non era stata appariscente, piccolina, magra.

ma andando avanti con l'età s'era guadagnata un po' più di rotondità nei punti adatti, i capelli erano ancora folti e ribelli e il seno non aveva ceduto alle lusinghe della forza di gravità. era una baby-faced, ancora attiva, una donna molto attraente e lui l'aveva guardata a lungo negli occhi mentre parlavano dell'impianto elettrico.

la guardava in profondità mentre prendevano appuntamento per il giorno seguente, per verificare tutte le prese dell'appartamento.

gloria nel letto si agita ripensando a quello sguardo e l'idea di avere quell'uomo in casa di nuovo il giorno seguente la rende nervosa. o forse altro? si chiede mentre lascia scivolare piano una mano sotto il pigiama, oltre lo slip.