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5 maggio 2012

era di maggio






Un'altra tastiera, magari bianca e intonsa come questo foglio, potrebbe aiutare.
O un altro rumore
qualsiasi cosa che non sia il treno che ho nella testa
quella cosa che sembra stia sempre lì lì per deragliare
e che poi corre dritta per la sua strada.
Incrocia a tempo sincopato la mia che zigzaga, invece.
Il dolore al tallone non mi fa più eroe, Troie ce n'è in abbondanza
e di cavalli nemmeno l'ombra
i re hanno corone invisibili che portano con eleganza
e non ci sono bambini a dir loro che sono nudi.
Per la disperazione c'è sempre il tempo, sembra dire l'orologio della stazione
gocce di pioggia ormai asciutte sono righe perpendicolari a un dolore comune
binari e fetore, tic tac e attese inutili.
Le parole futili che trovi a fatica
si perdono tra quelle scritte sui muri
o che rimbalzano sussurrate negli angoli
al buio.
Gocce orizzontali
le parole che non trovi.
Non c'è ombrello che le fermi.
O una tastiera, bianca.


on air/

23 dicembre 2010

Er Cicala e il peso delle parole

Che le parole avessero il loro peso, era chiaro a tutti.
Poi, alla cena di fine anno al liceo, un martedì come tutti gli altri, di quelli da spaghetti ricotta e pepe e la coratella coi carciofi per secondo, il vecchio professore parlò. Era un uomo calmo, posato, sempre in ordine, di un'eleganza sobria e profumata di saponetta.
Non si era perso un' assemblea durante l'occupazione, senza mai intervenire ascoltava attento. Ognuno sapeva per certo chi fosse il suo poeta preferito, che amava leggere ascoltando Coltrane, bevendo parchi sorsi di un certo Morellino di non si sa bene quale cantina a Scansano.
Uno tra i più intraprendenti riuscì a trovare il Morellino quella sera, e allora lui parlò.
Con calma, sicuro dell'attenzione della platea. Arrotolando una forchettata di pastasciutta aiutandosi col cucchiaio, cominciò a raccontare dei dieci nervi cranici, del primo in particolare, il più profondo, quello che arrivava diretto alla porzione più antica del cervello, quello che peggio tollera le bugìe.
Il profumo del pepe stuzzicava tutti, spingendo a riflettere su quanto certi modi di dire avessero in effetti un qualche fondamento neurofisiologico ..

"quel tale non me la conta giusta, mi puzza"

ad esempio.

Disse poi di quanto le parole possano ingannare. Perché le parole hanno un peso, fece serio serio versandosi un altro mezzo bicchiere.
Parole capaci di far rivoluzioni, che fanno gli uomini grandi o meschini.
Parole cariche di significato, e parole vuote.
Eccezioni ed eccessi le parole possono contrabbandarli per regola o norma.
Ad esempio basta aggiungere il suffisso -ismo e la parola è alleggerita del suo peso originale. Prendete il caso, disse, della parola “bontà”. Profuma d'incenso e catechismo certo, ma ha un valore. Aggiungi quel suffisso e la svuoterai, si vedrà solo l'apparenza, una forma di esaltazione o ipocrisia. Lo stesso vale per la parola "giustizia", delegittimata con tecnica mafiosa. Utile per bollare una persona pericolosa, cosìcchè nelle orecchie di chi ascolta rimanga solo l’eco dell’-ismo, quel venticello leggero profumato di calunnia: buonisti, giustizialisti.
No, gli uomini e le donne, quando hanno le qualità li dobbiamo chiamare “giusti”. Così come esistono pure i buoni.
Certe parole acquistano significato o cambiano d'importanza seguendo i flussi e gli andamenti sismici della politica o del denaro, ma dentro mantengono integro il loro inganno.
L'imprenditore, ad esempio, contiene al suo interno il concetto di prendere dentro, come un ladro che entra nella tua casa e ti porta via le cose, senza chiedere.
Certe parole invece le dobbiamo proteggere, perché subiscono l'attacco peggiore. Quello delle ri-forme. Si usa questo termine senza sapere che il tessuto che ci lega, ci sostiene e ci tiene assieme è autopoietico, cioè che si costruisce da sé, senza bisogno di riforme o peggio ancora, riformisti.
Così come l'emozione non vuole moderati.
Quell'impulso ad agire in risposta a uno stimolo esterno. Verso l'esterno, in maniera inconscia e senza alcun sentimento.

Come quando involontariamente arrossisci quando ti dico che sei bellissima ma nessuno te lo fa notare e allora non lo saprai mai.

La parola es-pressione invece è proprio quelle troppe cose che ti ribollono dentro quando trovano finalmente una via di uscita.
Operaio, manovale, artigiano hanno tutte a che fare con la parte più nobile e creativa del nostro essere umani, mentre l'insegnante è quello che ti lascia dentro impronte nette e pulite, così come è l'educatore quello che ti porta fuori dalla non conoscenza.
Il politico invece ha il marchio della città sulla pelle, sa di confusione e di rumore.
Se queste parole vengono usate, continuò, devono mantenere il loro peso. Perché senza rimarrebbero involucri freddi, come tombe.
E quando certe parole sono morte, è faticoso poi ricostruirne il vero significato.
Come se perdessimo parte di noi stessi, del mondo attorno. Non riusciremmo più a descrivere qualcosa per come davvero lo vorremmo.
Così come con gli ultimi pezzi di pane ognuno raccolse il sughetto della coratella dai piatti, così ognuno fece con tutto quello che gli correva dentro la testa. Una scarpetta di nuove idee, insomma.
Poi erCicala ancora masticando, colle briciole sulle labbra, sguardo ammirato e grato per tutti quegli insegnamenti, chiese infine:
"mi scusi professore, ma una cosa ancora non mi è chiara .. ma al "prestatore d'opera" qualcuno poi gliela ridà?"

12 febbraio 2009

even the rain

Non era il freddo,‭ ‬quantunque avesse la pelle d'oca,‭ ‬o la pioggia.
E non era nemmeno la consueta sensazione di qualcosa d'incompiuto,‭ ‬d'irrisolto,‭ ‬che lo assaliva rendendolo irrequieto ogni sera,‭ ‬tornando a casa.
Sulla pelle l'odore di sesso appena consumato,‭ ‬e lei che prima o poi avrebbe voluto un figlio,‭ ‬questo lo spaventava, ma non di più.‭ ‬A quasi quarant'anni,‭ ‬con un contratto a termine,‭ in ‬una stanza in sub-affitto da trecentocinquanta al mese,‭ ‬una laurea inutile quanto l'abilitazione all'insegnamento che non c'era e probabilmente non ci sarebbe più stato.
Rimaneva la sua casa,‭ ‬di proprietà,‭ ‬rimasta alla ex moglie.
Non era certo il freddo,‭ ‬tanto meno la pioggia.
Riandò con la memoria ai racconti del nonno,‭ ‬partigiano improvvisato,‭ ‬reclutato per caso a porta san paolo e si ricordò della luger presa ad un ufficiale tedesco ucciso dal fuoco amico.‭ ‬Quella pistola che il nonno aveva scelto di riconsegnare agli americani dopo l‭'‬8‭ ‬settembre.
Una liberazione a metà,‭ ‬ecco cos'era stata.‭ Ecco‬ cos'era quella sensazione di incompiuto.‭ ‬D'irrisolto.


on air/

radiohead : : down is the new up (acoustic)

john martin : : glory box

.. e c'è sempre da alzare il volume.

1 giugno 2008

let it flows (autoanalisi biblica)

adesso che ci penso in casa mia c'erano un sacco di cose, cacciaviti, martelli, spine e cavi, un saldatore, la spianatora per la polenta, la lucidatrice, un trapano a manovella, la macchinetta per fare la pasta, una macchina per cucire singer appartenuta a mia nonna, compreso un infernale marchingegno per applicare i tappi alle bottiglie di birra da 3/4 riutilizzate per i pomodori. c'era di tutto fuorchè un libro.
o meglio, per me che da bambino divoravo qualsiasi cosa, da leggere ce n'era: l'enciclopedia per ragazzi "conoscere" che qualcuno aveva consigliato ai miei, l'enciclopedia per bambini "i quindici" molto in voga negli anni '60, ornai consunta da milioni di riletture, e l'"enciclopedia della donna" inizialmente ad esclusivo appannaggio di mia madre e che a seguito di ardite manovre diversive riuscii col tempo a fare mia (l'enciclopedia, obviously); anche se a tutt'oggi mi sfugge il senso della gran parte delle cose ivi descritte, dalle ricette delle pastasciutte dove la dannatissima panna la faceva da padrona, ad alcuni passaggi vagamente erotici concernenti tecniche di conquista/mantenimento dell'uomo da parte di donne da poco emancipatesi ma abbigliate, truccate ed acconciate in maniera improbabile e che già all'epoca, otto/novenne forse, mi parevano contro ogni umana tentazione.
credendolo funzionale alla mia idiosincrasia nei confronti della piscina, mio padre rimediò una sorta di manualetto in stile proto-for dummies dal titolo "saper nuotare", il cui incipit, "nuotare è facile come camminare", a mio avviso è una stronzata seconda solo alla frase "bisogna imparare a convivere con la mafia", e precede l'altrettanto cialtrona "256 kilobite di memoria saranno sufficenti per molto molto tempo" pronunciata da bill gates dopo il rilascio del DOS 6.0.
grazie a complesse manovre di aggiramento giunsi infine a mettere mano sull'ambitissima, spolveratissima (almeno una volta la settimana), altissima sull'ultimo ripiano della libreria del salotto, "enciclopedia medica": colma d'immagini truculente di corpi sezionati, arti smembrati, crani aperti corredate da altrettanto inquietanti didascalie descrittive patologie mortali o tristemente invalidanti, finchè uno zio, resosi conto del pericolo che correva la mia salute psichica mi regalò in serie "viaggio al centro della terra", "20.000 leghe sotto i mari", "il giro del mondo in 80 giorni" e l'intiera epopea della tigre di mompracem.
complice la contemporanea iscrizione al minibasket finalmente la mia vita onirica conobbe momenti decenti.
i libri di scuola mi piacevano, specie le antologie, anche se un po' meno che leggere tex, giocare a pallacanestro o lumare le pupe.
poi le cugine grandi e gli amici, anche loro più grandi di me, cominciarono a prestarmi i dischi, "linus" e riviste alternativissime tipo "muzak" o "re nudo".
il primo libro che ricordo di aver voluto, scelto ed acquistato in totale autonomia fu "porci con le ali" a 14 anni.

adesso alcune cose mi sono più chiare..

secret owl sociey : : walking life

qui tutto l'EP

19 dicembre 2007

passaic '78 (30 anni fa)





"prove it all night" (ma soprattutto l'intro) mi lascia ancora di sasso. quell'anno bruce, nemmeno trentenne, regalò a patti smith "because the night" e proprio l'intro di cui sopra dalla quale poi nacque "frederick".