31 luglio 2006

che schiava di roma..

un'atipica fine di luglio in una roma ancora gonfia di gente che non può permettersi vacanze, regala comunque scavi, lavori, upgrade degli impianti del gas, martelli pneumaticidi buon mattino e tanta, tanta polvere.
te la ritrovi ovunque e la cosa meno indicata nonostante il caldo opprimente, è quella di accendere il ventilatore.
così non rimane che starsene affacciati a guardare la gente, sfatta, ma che continua eroicamente ad uscire per far la spesa al mercato rionale.
davanti al bar da giorni staziona un uomo, oddìo..parolone..comunque sia, un tipo con berretto da baseball messo al contrario, maglietta azzurra, che di sicuro non toglie dalla vittoria dei mondiali, una bottiglia di birra davanti ai piedi che cattura tutto il calore dell'asfalto del maciapiede ed una sigaretta tra le dita.
la sua immobilità è rotta di tanto in tanto dal gesto di catturare la bottiglia e portarla alla bocca, la sigaretta invece si consuma da sè.
d'improvviso si accorge anche lui della polvere e allora l'indice entra preciso e repentino in una narice fuoriuscendone carico di diosolosàccosa.
si guarda il dito e gli si disegna un'espressione particolare tra le rughe della faccia, come se su quel dito ci fosse tutta la polvere, il caldo, la gente esaurita, i rumori e tutto questo cazzo di luglio romano.
con un ghigno se ne libera pulendolo sui pantaloni, ingolla una generosa sorsata di birra calda ed accende un'altra sigaretta, convinto forse di aver cominciato una nuova vita...

on air/piccola playlist
aimee mann & michael penn::reason to believe via heartache
eva cassidy::time after time via katry
shawn colvin::naive melody via fuelfriends
redskins::keep on keeping on via  indie-mp3

che schiava di roma..

un'atipica fine di luglio in una roma ancora gonfia di gente che non può permettersi vacanze, regala comunque scavi, lavori, upgrade degli impianti del gas, martelli pneumaticidi buon mattino e tanta, tanta polvere.
te la ritrovi ovunque e la cosa meno indicata nonostante il caldo opprimente, è quella di accendere il ventilatore.
così non rimane che starsene affacciati a guardare la gente, sfatta, ma che continua eroicamente ad uscire per far la spesa al mercato rionale.
davanti al bar da giorni staziona un uomo, oddìo..parolone..comunque sia, un tipo con berretto da baseball messo al contrario, maglietta azzurra, che di sicuro non toglie dalla vittoria dei mondiali, una bottiglia di birra davanti ai piedi che cattura tutto il calore dell'asfalto del maciapiede ed una sigaretta tra le dita.
la sua immobilità è rotta di tanto in tanto dal gesto di catturare la bottiglia e portarla alla bocca, la sigaretta invece si consuma da sè.
d'improvviso si accorge anche lui della polvere e allora l'indice entra preciso e repentino in una narice fuoriuscendone carico di diosolosàccosa.
si guarda il dito e gli si disegna un'espressione particolare tra le rughe della faccia, come se su quel dito ci fosse tutta la polvere, il caldo, la gente esaurita, i rumori e tutto questo cazzo di luglio romano.
con un ghigno se ne libera pulendolo sui pantaloni, ingolla una generosa sorsata di birra calda ed accende un'altra sigaretta, convinto forse di aver cominciato una nuova vita...

on air/piccola playlist
aimee mann & michael penn::reason to believe via heartache
eva cassidy::time after time via katry
shawn colvin::naive melody via fuelfriends
redskins::keep on keeping on via  indie-mp3

26 luglio 2006

questioni di etologia

chissà se al marito della sanguisuga, oltre alla vena, ci piace pure fare la scarpetta..

questioni di etologia

chissà se al marito della sanguisuga, oltre alla vena, ci piace pure fare la scarpetta..

22 luglio 2006

cult

collega1 "al mondo una persona su cinque è cinese.."
collega2 "..."
collega1 "io nun ho mai conosciuto un cinese.."
collega2 "io c'avevo 'n'amico cinese...poi però era giapponese.."

da buttafuori rai 3 ogni venerdì alle 20,30

cult

collega1 "al mondo una persona su cinque è cinese.."
collega2 "..."
collega1 "io nun ho mai conosciuto un cinese.."
collega2 "io c'avevo 'n'amico cinese...poi però era giapponese.."

da buttafuori rai 3 ogni venerdì alle 20,30

21 luglio 2006

TIMinforma

era lì al lavoro, o almeno ci stava provando, quando l'atmosfera venne rotta dal dli-dlin-dlo-dlon dell'avviso di un sms ricevuto
non potè precipitarsi a leggere
nè interrompere quel che stava facendo
rendendosi conto in compenso di continuare a farlo con un altro spirito
tutto mutato
le prospettive
le aspettative
"forse qualcuno che mi vuole bene"
congetturò
"qualcuno che mi stava pensando e.."
"magari qualcuno che vuole invitarmi ad uscire stasera"
(il bello sta tutto nell'attesa..diceva una mia vecchia fiamma che è meglio non pensarci)
ne aveva davvero bisogno.
gli tornò alla mente a pranzo
quella mollichina di pane finita chissà come in un bicchiere pieno di acqua minerale troppo gasata
sospinta pian piano verso l'alto
pee poi affondare nuovamente
(generose bollicine si sarebbero occupate di lei per riportarla a galla)
ecco, era proprio così che si sentiva quel giorno..

..il tuo credito sta per finire ricarica almeno 25 euro entro le prossime..


on air/the jealous girlfriend::lay around

TIMinforma

era lì al lavoro, o almeno ci stava provando, quando l'atmosfera venne rotta dal dli-dlin-dlo-dlon dell'avviso di un sms ricevuto
non potè precipitarsi a leggere
nè interrompere quel che stava facendo
rendendosi conto in compenso di continuare a farlo con un altro spirito
tutto mutato
le prospettive
le aspettative
"forse qualcuno che mi vuole bene"
congetturò
"qualcuno che mi stava pensando e.."
"magari qualcuno che vuole invitarmi ad uscire stasera"
(il bello sta tutto nell'attesa..diceva una mia vecchia fiamma che è meglio non pensarci)
ne aveva davvero bisogno.
gli tornò alla mente a pranzo
quella mollichina di pane finita chissà come in un bicchiere pieno di acqua minerale troppo gasata
sospinta pian piano verso l'alto
pee poi affondare nuovamente
(generose bollicine si sarebbero occupate di lei per riportarla a galla)
ecco, era proprio così che si sentiva quel giorno..

..il tuo credito sta per finire ricarica almeno 25 euro entro le prossime..


on air/the jealous girlfriend::lay around

16 luglio 2006

dream brother



opo una nervosa intro nella quale parla di quando la madre gli fece ascoltare per la prima volta questa canzone del padre tim a sei anni, e di come si fosse annoiato, jeff buckley inizia once i was scritta dal padre per la madre mary..

"Suddenly, before the last chorus, a string broke on his acoustic guitar, and Jeff sang the lines, 'Sometimes, I wonder for a while/Do you ever remember me?' unaccompanied. If that weren't dramatic enough, his voice spiralled up on the last word --'me'-- like a thin plume of smoke, holding on for a moment before drifting up to the ceiling. He took a quick bow, said 'thanks,' and trotted offstage, and the concert ended. It would not have been a more perfect finale if he had planned it.

Backstage, he cried and..continua qui

dream brother



opo una nervosa intro nella quale parla di quando la madre gli fece ascoltare per la prima volta questa canzone del padre tim a sei anni, e di come si fosse annoiato, jeff buckley inizia once i was scritta dal padre per la madre mary..

"Suddenly, before the last chorus, a string broke on his acoustic guitar, and Jeff sang the lines, 'Sometimes, I wonder for a while/Do you ever remember me?' unaccompanied. If that weren't dramatic enough, his voice spiralled up on the last word --'me'-- like a thin plume of smoke, holding on for a moment before drifting up to the ceiling. He took a quick bow, said 'thanks,' and trotted offstage, and the concert ended. It would not have been a more perfect finale if he had planned it.

Backstage, he cried and..continua qui

15 luglio 2006

sulle scale

vedo solo cielo.
da ore ormai e il sole del giorno ha asciugato tutte le mie forze.
è buio e riesco a muovermi appena mentre ripenso al viaggio pieno di paure e speranze su una nave carica di datteri e hashish.
la sera allunga la mia agonia così come le ombre, finchè una, più lunga delle altre arriva fino a me, si ferma vicina a coprire le stelle.
inutile fingermi morto perchè non la sento ostile e poi comunque..e quasi non m'accorgo che l'ombra nel frattempo mi rigira e vedo di nuovo la terra, poi le stelle, il mare invece lo sento in lontananza.
me ne vado muovendo passi incerti.
fummo sacri un tempo noi scarabei.


on air/regina spektor::samson via bootlog

sulle scale

vedo solo cielo.
da ore ormai e il sole del giorno ha asciugato tutte le mie forze.
è buio e riesco a muovermi appena mentre ripenso al viaggio pieno di paure e speranze su una nave carica di datteri e hashish.
la sera allunga la mia agonia così come le ombre, finchè una, più lunga delle altre arriva fino a me, si ferma vicina a coprire le stelle.
inutile fingermi morto perchè non la sento ostile e poi comunque..e quasi non m'accorgo che l'ombra nel frattempo mi rigira e vedo di nuovo la terra, poi le stelle, il mare invece lo sento in lontananza.
me ne vado muovendo passi incerti.
fummo sacri un tempo noi scarabei.


on air/regina spektor::samson via bootlog

piccoli insetti

"se vuoi l'uomo accanto a te, allora tratta meglio il bambino"
queste erano state le sue ultime parole prima di scendere dall'auto sbattendo violentemente la portiera. era spaventato, diceva, dalle conseguenze delle mie frequentazioni e non sapeva niente di quel che facevo realmente. nulla di quel che fosse la mia vita vera, ma mi aveva sorpresa mentre uscivo con la macchina dalla villa di Catanìa, boss della costa a sud di roma.
tre giorni prima la finanza aveva sequestrato 5 chili di cocaina liquida purissima, ancora da tagliare ed arrestato decine di persone smantellando così buona parte delle piccole bande che controllavano il traffico di stupefacenti con la benedizione e la supervisione di Catanìa.
quello che il boss non sapeva era della mia macchinazione per far partire la soffiata, della mia responsabilità, giovane e ben camuffata manager dell'acquisto, trasformazione e vendita al dettaglio.
dopo aver tagliato le gambe ad una concorrenza greve e spesso stupida, senza rischiare granchè, ora bisognava convincere il boss della bontà delle mie idee e della mia organizzazione.
Ma il mio fidanzato per caso mi aveva vista uscire dalla sua villa e qualche ora dopo, in macchina, era lì a chiedermi conto, ad indagare testardo e per nulla convinto dalle mie risposte. ci frequentavamo ormai da qualche mese e tutto filava liscio, innamorato perso mi aveva subito introdotta nel giro "bene" del litorale, rinforzando così la mia facciata ufficiale, quella pulita di amministratore delegato di un grande wellness center.
ora non ci credeva più e al mio ennesimo goffo tentativo di spiegare in qualche modo che quel che aveva visto in realtà era un'altra cosa, si era messo anche a piangere.
senza singhiozzi, ma le auto che percorrevano la litoranea in senso opposto gli facevano brillare due grandi righe sul viso, che partivano da sotto gli occhi scuri.
m'infuriai e dura gli dissi che era un uomo quello che volevo accanto non un bambino in lacrime.
lo lasciai andare, non senza rimpianti.
tornata a casa (avevo resistito alla tentazione di schiacciare un'insetto rigirato sulle scale) mi versai un bicchiere di rosso con venti gocce di sonnifero, mi ci voleva una bella dormita, pensai piegando il vestito e riponendolo sulla poltroncina davanti al letto.
chiusi subito gli occhi senza nemmeno immaginare che il boss aveva già saputo.

piccoli insetti

"se vuoi l'uomo accanto a te, allora tratta meglio il bambino"
queste erano state le sue ultime parole prima di scendere dall'auto sbattendo violentemente la portiera. era spaventato, diceva, dalle conseguenze delle mie frequentazioni e non sapeva niente di quel che facevo realmente. nulla di quel che fosse la mia vita vera, ma mi aveva sorpresa mentre uscivo con la macchina dalla villa di Catanìa, boss della costa a sud di roma.
tre giorni prima la finanza aveva sequestrato 5 chili di cocaina liquida purissima, ancora da tagliare ed arrestato decine di persone smantellando così buona parte delle piccole bande che controllavano il traffico di stupefacenti con la benedizione e la supervisione di Catanìa.
quello che il boss non sapeva era della mia macchinazione per far partire la soffiata, della mia responsabilità, giovane e ben camuffata manager dell'acquisto, trasformazione e vendita al dettaglio.
dopo aver tagliato le gambe ad una concorrenza greve e spesso stupida, senza rischiare granchè, ora bisognava convincere il boss della bontà delle mie idee e della mia organizzazione.
Ma il mio fidanzato per caso mi aveva vista uscire dalla sua villa e qualche ora dopo, in macchina, era lì a chiedermi conto, ad indagare testardo e per nulla convinto dalle mie risposte. ci frequentavamo ormai da qualche mese e tutto filava liscio, innamorato perso mi aveva subito introdotta nel giro "bene" del litorale, rinforzando così la mia facciata ufficiale, quella pulita di amministratore delegato di un grande wellness center.
ora non ci credeva più e al mio ennesimo goffo tentativo di spiegare in qualche modo che quel che aveva visto in realtà era un'altra cosa, si era messo anche a piangere.
senza singhiozzi, ma le auto che percorrevano la litoranea in senso opposto gli facevano brillare due grandi righe sul viso, che partivano da sotto gli occhi scuri.
m'infuriai e dura gli dissi che era un uomo quello che volevo accanto non un bambino in lacrime.
lo lasciai andare, non senza rimpianti.
tornata a casa (avevo resistito alla tentazione di schiacciare un'insetto rigirato sulle scale) mi versai un bicchiere di rosso con venti gocce di sonnifero, mi ci voleva una bella dormita, pensai piegando il vestito e riponendolo sulla poltroncina davanti al letto.
chiusi subito gli occhi senza nemmeno immaginare che il boss aveva già saputo.

14 luglio 2006

baygon

scese lentamente le scalette d'ingresso al comprensorio di villette sul mare popolate in gran parte da piccoli boss, palazzinari e strozzini d'alto rango quando incontrò sul penultimo gradino un grande scarabeo rigirato sul dorso che agitava le zampette appena.
talvolta grandi coleotteri africani arrivano fin qui portati da chissà quali correnti, o forse clandestini su un qualche natante. sentì una specie di comunione di storie e destini tra lui e lo scarabeo agonizzante, un pensiero che accarezzò il suo cuore con foglie d'ortica,
così con un colpetto gentile lo girò rimettendolo in assetto, per tornare libero e capace di sopravvivere poi continuò a scendere.
entrato in casa dalla porta sul retro si diresse deciso verso la stanza da letto da dove proveniva il rumore sordo di qualcuno profondamente addormentato, si fermò accanto alla poltroncina dov'erano ripiegati in buon ordine i vestiti. si fermò, a respirare, per mitigare quella sensazione ormai consueta di essere il bottone al centro di una camicia troppo stretta.
poi fece ciò che sapeva fare meglio e in fretta, avvitare un silenziatore e tirare il grilletto.
tornato su lo scarabeo era scomparso. Sorrise.


on air/radiohead & pavel osmolski::big ideas
 

baygon

scese lentamente le scalette d'ingresso al comprensorio di villette sul mare popolate in gran parte da piccoli boss, palazzinari e strozzini d'alto rango quando incontrò sul penultimo gradino un grande scarabeo rigirato sul dorso che agitava le zampette appena.
talvolta grandi coleotteri africani arrivano fin qui portati da chissà quali correnti, o forse clandestini su un qualche natante. sentì una specie di comunione di storie e destini tra lui e lo scarabeo agonizzante, un pensiero che accarezzò il suo cuore con foglie d'ortica,
così con un colpetto gentile lo girò rimettendolo in assetto, per tornare libero e capace di sopravvivere poi continuò a scendere.
entrato in casa dalla porta sul retro si diresse deciso verso la stanza da letto da dove proveniva il rumore sordo di qualcuno profondamente addormentato, si fermò accanto alla poltroncina dov'erano ripiegati in buon ordine i vestiti. si fermò, a respirare, per mitigare quella sensazione ormai consueta di essere il bottone al centro di una camicia troppo stretta.
poi fece ciò che sapeva fare meglio e in fretta, avvitare un silenziatore e tirare il grilletto.
tornato su lo scarabeo era scomparso. Sorrise.


on air/radiohead & pavel osmolski::big ideas
 

5 luglio 2006

chiedi alla cenere

la prima stella della sera
è quella che ha più bisogno di uscire
non la più luminosa
accompagnata dalla mia ombra che si allunga tra la strada e un muro di cinta
mi sono svegliato che era già mattina ed ho ancora i pugni chiusi
l'aria calda li sciolglierà
mentre asciugo le lacrime di un rubinetto che perde



on air/explosion in the sky::the rescue (intero album)



 

chiedi alla cenere

la prima stella della sera
è quella che ha più bisogno di uscire
non la più luminosa
accompagnata dalla mia ombra che si allunga tra la strada e un muro di cinta
mi sono svegliato che era già mattina ed ho ancora i pugni chiusi
l'aria calda li sciolglierà
mentre asciugo le lacrime di un rubinetto che perde



on air/explosion in the sky::the rescue (intero album)